venerdì 28 febbraio 2014

5 SEMPLICI MOSSE PER FARE LA VOSTRA PORCA FIGURA A CARNEVALE


Avete presente Mac Gyver quando, non avendo disponibile un pezzetto di nastro adesivo, attaccava i cavi elettrici tirando fuori dalle fauci un chewing gum? Ecco, in questi giorni, mi sono sentita così. Io, diversamente da Mac Gyver, non avevo nessuno da salvare ma la missione era comunque nobile: preparare la mise per l’incarico da reporter in maschera in occasione del Viareggio Blogger Tour.
“Ma come? - Devo vestirmi anch’io? E adesso come mi concio? Sono anni che non mi vesto per carnevale!” Partendo dal nulla e utilizzando quello che avevo in casa (a parte qualche oggettino very cheap comprato a pochi centesimi) ho dato vita ad una Peppa Pig di tutto rispetto.

1. Partiamo dagli accessori: naso.
Ho ritrovato in casa (la fortuna di avere come mamma una che vive nei e per i tessuti) rimasugli di feltro rosso utilizzato per gli addobbi del Natale scorso. Non è sempre così semplice trovarlo nella tonalità del rosa, allora ho usato quello che che avevo per creare lo scheletro del mio naso e poi l’ho ricoperto con stoffa rosa. (Ovviamente se riuscite a trovarlo già in tinta vi risparmiate un passaggio).
Ritagliando un cerchio e un rettangolo da cucire in modo tubolare, con un bel punto asola, realizzerete uno scheletro di naso da maialino da fare invidia.  Ricordatevi di forarlo ai lati per annodare l’elastico che ve lo terrà ben saldo in viso.






2. Per le orecchie.
In un negozio di giocattoli ho trovato quei cerchietti evergreen da diavoletto con le corna, che potete recuperare facilmente anche nei bazar cinesi o in quei classici negozietti che vendono gadget da addio al celibato/nubilato.
Tagliando le corna per fare orecchie meno appuntite, confezionando dei triangoli rosa e foderando l’intero cerchietto con la stoffa color maialino, otterrete delle orecchie very chic.




3. Vestiamo la maialina.
Il vestito è paradossalmente la parte più facile, un metro di pile rosso e un paio di tagli per modellarlo sul corpo saranno sufficienti a confezionare il mitico vestitino di Peppa Pig.



4. Braccia e gambe.
Data la stagione, in qualunque città voi decidiate di sfilare, sarà meglio trovare maglia e leggins color rosa per simulare braccia e gambe e proteggersi dal freddo.  Sarà più semplice di quello che pensate perché il rosa maialino è il classico colore che trovate sui banchi del mercato a prezzi stracciati…fa al caso nostro perché attualmente non è così trendy. :-)




5. I dettagli sono importanti.
Ultimi ritocchi per una maschera perfetta e per chi desidera grande comodità. Innanzitutto, truccate il viso in modo da esaltare gli zigomi con un bel blush rosa barbie e un rossetto rosso.
Poi, per potervi godere la giornata senza paturnie da “dove metto gli effetti personali”, prendete la borsa a tracolla più pratica che avete e rivestitela sommariamente con la rimanente parte del pile rosso. Avrete i vostri “must have” sempre a disposizione e a portata di mano senza però uscire dal personaggio.



Con questi cinque consigli la vostra porca figura alla sfilata di carnevale è assicurata. Buon divertimento!




lunedì 17 febbraio 2014

SONO APERTE LE ISCRIZIONI AL CONCORSO CANORO "LIBERA LA TUA VOCE"



Il contest è aperto a grandi e piccini di qualsiasi cittadinanza, divisi per categoria. JUNIOR dai 6 ai 10 anni e BIG per ragazzi e adulti senza limiti di età.

L’evento, ospitato nella suggestiva cornice del Teatro Rosmini diBorgomanero, si svolgerà in tre serate:

- prima serata – giovedì 1 maggio 2014
- seconda serata – venerdì 2 maggio 2014 


- terza serata – sabato 3 maggio 2014
Le prime due serate saranno eliminatorie e alla terza avranno accesso solo coloro che passeranno le selezioni nei giorni 1 e 2 maggio.
I voti durante tutte le serate saranno espressi da una giuria tecnica.


E’ POSSIBILE ISCRIVERSI ENTRO E NON OLTRE LE ORE 17.00 DEL 5
APRILE 2014 DIRETTAMENTE SUL SITO: www.liberalatuavoce.it


Libera la tua VOCE è l’occasione.
L’occasione di mostrare al pubblico e agli addetti ai lavori il proprio talento.

L’occasione per regalare a tutti le emozioni che solo la musica riesce a dare; testimone di momenti importanti della nostra vita, compagna della nostra quotidianità, alleata delle nostre passioni, capace di mettere a soqquadro il silenzio che abbiamo dentro.

L’occasione per il vincitore di partecipare gratuitamente alla fase Accademia e Selezione dei Semifinalisti della ’57 edizione del festival “CASTROCARO”.

L’occasione di raccogliere fondi per l’acquisto di un pianoforte a mezzacoda che l’Associazione Culturale “THEATRE 4 YOU” destinerà alle varie attività artistico-culturali.

L’occasione di aiutare, con il ricavato dell’evento, l’associazione “NOI CON LORO”, Onlus che si occupa della riabilitazione dei bambini bielorussi colpiti dalla tragedia di Chernobyl.

L’appuntamento con il talento è per i primi giorni di maggio. Libera la tua voce! 

martedì 7 gennaio 2014

IL LEONE E LA GAZZELLA TORNANO DI GRANDE ATTUALITA’

"Cosa devi fare? ormai è già stato inventato tutto"
"Tutte queste nuove tecnologie ci stanno solo rovinando la vita...Non si trova più lavoro
Ormai c’è una macchina per tutto...Tra un po’ l’automobile farà anche il caffè”. (Un inciso a coloro che ancora lo dicono: l’automobile il caffè lo fa già da tempo…inventatevi qualcos'altro da dire).

Quante volte vi è capitato di sentirle queste parole? In metropolitana, al bar, in sala d'attesa del dentista.
Sono le considerazioni dei vecchi, degli anziani, ma ancor più forse degli appartenenti alla cosiddetta generazione del posto fisso. Quelli cresciuti negli anni del famoso boom economico, del post dopoguerra. Gli anni dei “saldi” dei posti di lavoro nelle industrie. Giuseppina, la mia anziana vicina di casa (94enne che non rinuncia al make up completo ogni mattina) racconta che, all’epoca, i datori andavano a casa delle persone a chiedere/reclutare forza lavoro e lei ovviamente si è permessa di scegliere chi le fosse più congeniale.


COME ERAVAMO
Oggi a distanza di un secolo dalla Grande Rivoluzione Tecnologica avvenuta tra ‘800 e ‘900 è stato possibile tradurre le imponenti conseguenze in numeri:


Lo sapevate, per esempio, che al tempo dell’Unità d’Italia, nel 1861, l’età media della vita era di 40 anni e che oggi è di 80?

Forse anche perchè, all’epoca, le ore di lavoro settimanali erano 76 contro le 38 di oggi.


Nel 1861 per lavare 15 Kg di panni sporchi si impiegavano 4 ore, oggi la lavatrice impiega, per lo stesso carico, mediamente 41 min.

Lo stesso bucato, al tempo, si stirava in 4 ore e mezza, oggi ci impiegheremmo 1 e 45 circa.



NON CI SONO PIU’ LE VECCHIE STAGIONI
I tempi sono cambiati, è innegabile. 
L'evoluzione delle macchine ha inevitabilmente apportato cambiamenti nel modo, nello stile e nella qualità della vita degli italiani (basti solo pensare che a metà del 1800 la percentuale che l’uomo dedicava al tempo libero era del 18%, mentre oggi la stessa percentuale è salita al 68%). 
Ma tra questa considerazione e quella per cui ormai tutto sia già stato inventato e non ci sia più spazio per la creatività, l'ingegno, la libera iniziativa privata c'è di mezzo un oceano.

Pensiamo ad uno degli utilizzi più geniali che siano mai stati fatti della rete, il commercio on line (ecommerce). 
Nel 2013 gli italiani hanno speso 13 miliardi di euro per comprare su internet. 
1 italiano su 4 ha fatto shopping di elettronica, giochi, abbigliamento, libri, musica, viaggi e molto altro.
Grazie all'innovazione, oggi un commerciante, quasi a costo zero, può immettere sul mercato i propri prodotti e soprattutto arrivare a venderli all over the world. Nello stesso tempo il cliente gode di scelta ampia, grande comodità di acquisto e in molti casi libertà di ripensarci.
L’altra parte della medaglia, certo, è drammatica: negozi, anche di storica fama, chiudono le saracinesche, tanti mestieri e figure professionali vanno scomparendo (un destino che le agenzie viaggi conoscono molto bene).
Quello che un tempo realizzavano 3-4 persone oggi è realizzabile da una sola (con un apposito programma, per esempio, oggi è possibile riprodurre i suoni che nel passato solo un’intera orchestrina poteva realizzare).
Insomma, a quanto pare, la nostra è una società tecnologica che di fatto esclude sempre più persone dal mondo del lavoro.
Questa però è solo una delle tanti chiavi di lettura del fenomeno “evoluzione delle macchine”.
Il problema non sta nel rinnovamento che invece è sempre esistito e che bisogna benedire e perseguire sempre, in quanto sale della vita. La vera novità è la forte accelerazione del cambiamento.
In passato non era così, l’evoluzione avveniva più lentamente, i nostri bisnonni avevano più tempo per assimilare il nuovo. Oggi la velocità del vortice ha raggiunto valori pericolosi. Il rischio di non essere pronti all’innovazione e di esserne travolti è labile.

CAVALCARE L'ONDA
È vero, le macchine hanno modificato il modus vivendi, le aspettative, i desideri, i progetti, le visuali e i programmi di vita degli uomini ma non li hanno penalizzati, li hanno solo cambiati.
Le nuove tecnologie significano una sola cosa, cambiamento e la società farà meglio ad adattarsi piuttosto che rimanerne vittima. 
Adattarsi significa cavalcarla l'onda e non farsi travolgere. Significa innanzitutto modellare la forma mentis in funzione del nuovo, abbandonare le ancore legate al vecchio sistema. Un sistema che non esiste più se non come ultimo focolaio nella testa della generazione del posto fisso.

Lei, l’innovazione, è partita dall’agricoltura riducendo l’impiego dell’uomo dal 71% al 4%.
E’ passata per l’industria diminuendo l’occupazione dal 38% al 29%.
E oggi sta invandendo il terziario. L’automazione nei servizi è attualmente arrivata ad occupare una percentuale del 67%. 
Dunque ciò che ora risulta fondamentale è essere perspicaci e ingegnosi per capire dove potrà spostarsi.

Dove risiedono le nuove frontiere dell’occupazione? Dove dobbiamo andare?
La storia del leone e della gazzella oggi ritorna più attuale che mai. Lo sosteneva la mia bisnonna Maria in tempi non sospetti nel suo stretto dialetto calabrese: “Cu vai avanti curri e cu vai arretu scurri”.

Chi va avanti corre e chi va indietro scorre.





(FONTE DATI STATISTICI: Superquark)

domenica 1 dicembre 2013

UN VIAGGIO CHE E’ LA FINE DEL MONDO

Sarà più difficile sopportare tredici ore di volo, attraversando un oceano, senza quel ricordo emozionante e confortante che ti regala la Tierra del Fuego.
Se state organizzando un viaggio in Argentina, date retta a questa inguaribile sognatrice, non trascurate di includere nel vostro planning anche questo suggestivo angolo del mondo.
Mi sarebbe piaciuto raggiungere questa meta dalle atmosfere fiabesche per via terrestre; i racconti di coloro che ci sono arrivati in macchina o in pullman sono davvero appassionanti, ma per questioni di tempo ho dovuto optare per la via aerea.
Sono tre le ore di volo necessarie per attraversare la grandezza e la potenza della natura patagonica e atterrare all’aeroporto internazionale della Terra del Fuoco.
Il cambio repentino di immagini tra la caotica e confusionaria Buenos Aires e la pacifica e bucolica Usuahia è spiazzante.
Ne hai sentito parlare sì, ma solo quando ci arrivi ti rendi conto del perché la chiamano “La fin del mundo” (in realtà usano anche il francesismo: El culo del mundo).


Certo è la città più meridionale della Terra, ma sono l’abbraccio delle sue montagne, lo specchio del Canal Beagle, lo splendore dei suoi ghiacciai, l’atmosfera magica dei suoi boschi e soprattutto l’attenzione e la civiltà dei suoi abitanti a farti dire “tutto questo è veramente la fine del mondo!”.
Usuahia è la piccola cittadina stile europeo che non ti aspetti di trovare nell’angolo più sperduto della Terra. Avvolta dai monti Martial gode di inverni non troppo rigidi e estati fresche.
65000 abitanti che vivono di turismo, dunque l’ospitalità, grazie alle loro Hostarias, al personale multilingue, all’ufficio del turismo, alle guide e alle escursioni organizzate è decisamente di primo livello.

Tre giorni possono bastare per godere di tutto quello che quest’angolo di paradiso può offrire.
Per una giornata avrete l’impressione di tornare bambini, organizzando un pic-nic in uno dei boschi più suggestivi che io abbia mai visto. Vi sembrerà di essere stati catapultati nella scenografia della storia infinita, sovrastati da alberi che appaiono come giganteschi mostri.



E’ un parco per tutti i sognatori, siano essi escursionisti atletici o pigroni sfaticati perché è possibile scegliere tra i dieci sentieri segnalati dall’organizzazione, percorsi di varie distanze che permettono comunque di ammirare le bellezze naturali fueguine. Se, come me, deciderete di fare i megalomani scegliendo la Serra Costera di 8 Km, preparatevi a quattro ore di salite e discese impervie e terreni poco agevoli. In questo caso ricordate di indossare scarpe da ginnastica comode (quelle da corsa vanno benissimo) e di caricare al 100% la fotocamera perché lo sforzo è immane ma il panorama impagabile.

Per riprendersi da una giornata faticosa, come quella al Parque Nacional de La Tierra del Fuego, niente di meglio che una gitarella in barca pronti a farsi cullare dalle onde del Canal Beagle.


Il marinaio alla guida del battello (Las Tres Marias) vi trasporterà tra gli isolotti del canale per sbirciare da vicino le colonie di leoni marini e cormorani e scenderà con voi alla scoperta delle isole percorribili a piedi. Attenzione a camminare sul bagno asciuga, gli incontri con le stelle marine sono dietro l’angolo.



I più avventurieri, infine, non possono perdersi l’escursione per raggiungere il Glacial Martial. 
Il percorso per arrivarci è libero. Si sale fino a circa 1000 mt dal livello del mare e grazie alla forza di volontà e agli incitamenti di chi c’è stato prima di voi e vi incontra riscendendo, al traguardo potrete godere di una vista mozzafiato, il mare che diventa tutt’uno col ghiacciaio.


Cosa c’è di meglio dopo tanto camminare e dopo il forte impatto con questa natura virtuosa del rifugiarsi dentro una tavola calda a gustare le prelibatezze di questa terra?
La centolla (il granchio) è la vera protagonista della cucina fueguina; trionfa in decine di versioni (zuppe, secondi piatti, insalate, risotti).

Ma non mancano i locali dove poter degustare il resto della gastronomia patagonica (trote, agnello, cervo e maiale selvatico) o argentina, guardate questa “discreta insegna” fuori da una griglieria esperta in asados.



La sera, Usuahia, soprattutto d’inverno quando ci sono stata io, è luce, è persone che affollano le viuzze del centro, è vita all’interno delle accoglienti sale da thè e cioccolaterie.


L’impressione durante tutta la permanenza è stata quella di trovarmi tra le strade di una qualsiasi bella e caratteristica cittadina del Nord Europa. La differenza la percepisci quando le giri attorno e scopri di essere avvolta dal nulla, la sensazione è spiazzante e toccante. La fine del mondo.