Stamattina, finalmente, al termine della solita
settimana fitta e frenetica, ho avuto qualche ora a disposizione per occuparmi
di diverse cose. Quel genere di “commissioni” che chi, come me, in settimana
non fa altro che lavorare, mangiare e dormire (qualche volta neanche dormire, a
dir la verità…) può fare, appunto, solo il sabato mattina.
Ore 8.30, cappellino, guanti, galoche, macchina
accesa a scaldare e via per tutta una serie di faccende.
E’ stata la mattinata che (ovviamente con riferimento
a quest’anno) mi ha regalato le prime sensazioni di Natale.
Corsi più gremiti del solito, luminarie, altoparlanti
che diffondono musica, rimbombare della classica frase “se non ci vediamo più,
Buon Natale!” e poi a condire il tutto anche qualche centimetro di neve.
Bella sensazione. Serenità, distensione, azzarderei
anche un pizzico di beatitudine. Non so perché certi giorni, come quelli delle
ricorrenze natalizie, riescono a infonderti questi sentori di appagamento, non
so se sia una questione sociale, spirituale o di atmosfera ricreata ma credo
sia una sensazione comune…e questo indipendentemente dall’idea, dalla
concezione e dalla fede che ognuno di noi ha nei confronti di questa festività.
Per voi non è così?
Poi torno a casa, penso al post della settimana da scrivere
e ricordando la bella intervista a Raffaele Cortellessa, opto per la rubrica
libri. Ho ancora il suo racconto fresco di stampa sul comodino, non vedo l’ora
che inizino le vacanze per potermene godere la lettura.
E’ un racconto basato su storie vere. Io l’ho
liberamente ribattezzato una biografia romanzizzata. Raffaele, medico per
vocazione e scrittore per amore, spinto da spirito di fratellanza e curiosità un
giorno, anzi più notti, decide di uscire di casa con qualche pacchetto di
sigarette e qualche bottiglia di birra per passare del tempo con quelli che poi
sarebbero diventati i protagonisti del suo racconto, i clochard.
Proprio mentre inizio a scrivere ripenso a
stamattina, a quelle suggestioni e non posso evitare di chiedermi se anche i
barboni, come quelli del libro, hanno la fortuna di vivere le stesse
sensazioni. Spesso ci soffermiamo sulle difficoltà legate al freddo, alla fame,
all’igiene..ma quante volte ci fermiamo a riflettere su quanto queste persone,
dalla vita sfortunata o talvolta voluta, siano sole?
Li vediamo ai margini della strada e non ci passa
minimamente per la testa che, come noi, hanno un vissuto, un bagaglio di
pensieri, emozioni, aspirazioni, sogni.
La solitudine a volte è peggio del gelo più pungente.
Siamo animali sociali, che senso ha vivere senza
condividere?
Nella speranza che tutti voi possiate trascorrere non
un Natale, ma un’intera esistenza di vita condivisa, vi saluto.
Non prima, però, di avervi dato tutte le info per
poter acquistare il libro, anche grazie al quale sono nate tutte le
considerazioni di oggi:
“Fai sbocciare un fiore nella notte” di Raffaele
Cortellessa.
Armando Curcio Editore
Buona lettura.



